Gentili lettori,

Andrea Rossi mi ha rilasciato recentemente una breve intervista nella quale conferma il suo ottimismo sulla possibilità di portare a termine entro il 2018 un contratto per la vendita del calore prodotto da un insieme di reattori “e-cat”.

Nell’intervista, a cui ha partecipato il dr. Vassallo del DIID (Dip. dell’Innovazione Industriale e Digitale) dell’Università degli Studi di Palermo, viene sottolineata l’importanza dello scetticismo, inteso come sospensione del giudizio o “epochè”, nella ricerca tecnologica e scientifica. Tale scetticismo deve essere applicato non soltanto nella valutazione delle possibili nuove scoperte ma anche nel contesto dei concetti e dei modelli universalmente accettati e apparentemente consolidati. Ricordo a questo proposito come esempio un precedente post nel mio blog nel quale viene discusso brevemente un modello alternativo per le particelle elementari e la possibilità che tale modello possa spiegare alcuni dei fenomeni anomali classificati con l’acronimo generico di LENR.

Nell’intervista Rossi risponde alle innumerevoli critiche e polemiche sulla sua invenzione con una affermazione tanto semplice quanto efficace: “sarà soltanto il mercato a dimostrare che la mia invenzione funziona. Non è possibile vendere qualcosa che non funziona”. Andrea Rossi si dichiara ottimista anche sulla decisa svolta della politica italiana e disponibile per una eventuale collaborazione con il nuovo Governo. Ricordiamo che l’attuale Ministro del MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) nonché Vice Primo Ministro Luigi Di Maio è tra i firmatari (nel 2014) di una interrogazione parlamentare sulle LENR: Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-03785.

Ricordiamo anche l’intervento (al min. 23:55) di Davide Crippa del Movimento 5 Stelle che in occasione dell’audizione della commissione attività produttive per il Progetto Divertor Tokamak Test Facility (DTT) – del 1 Feb 2017 nomina esplicitamente Andrea Rossi e l’E-Cat (al min. 28:20). Nell’audizione Crippa cita un interessante documento della DIA (Defense Intelligence Agency) del 2016 che conferma quanto già asserito in un precedente documento del 2009:

DIA assesses that Japan and Italy are leaders in the field, although Russia, China, Israel, and India I are devoting significant resources to this work in the hope of finding a new clean energy source.”

E’ doveroso ricordare a questo punto anche l’interessante risposta ottenuta da Piernicola Pedicini (M5S) alla sua interrogazione al Parlamento Europeo:

http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2016-009616&language=IT

Risposta di Carlos Moedas a nome della Commissione:

La Commissione è a conoscenza dei risultati positivi che sarebbero stati ottenuti nel campo delle reazioni nucleari a bassa energia (LENR). Come indicato dall’onorevole deputato, questo settore comprende un’ampia gamma di fenomeni apparentemente non correlati che sembrano prefigurare la possibilità di eventi nucleari a livelli di energia relativamente bassi, tuttavia ciò è ancora oggetto di discussione nella comunità scientifica e non vi è accordo unanime sui meccanismi alla base dei risultati sperimentali. Ciononostante, una parte di questi risultati sarebbero stati recentemente replicati, in alcuni casi da ricercatori o laboratori rinomati. In linea di principio tali ricerche potrebbero essere sostenute dalle cosiddette azioni «bottom-up» del programma Orizzonte 2020(1), ad esempio nell’ambito del Consiglio europeo della ricerca(2) e delle tecnologie future ed emergenti(3), ma la crescente quantità di prove e di investimenti da parte delle imprese e dei governi al di fuori dell’Europa potrebbe in effetti richiedere una revisione e valutazione approfondite dei risultati ottenuti fino ad oggi al fine di decidere se finanziare la ricerca in questo settore.”

La risposta della Commissione sembra essere in sintonia con  un articolo apparso sul giornale finanziario giapponese Nikkei del Gennaio 2018:

(Traduzione inglese tratta dalla mailing-list vortex-l)

Fusione fredda: Viene confutata la conclusione secondo la quale si trattava di errori sperimentali

Dopo 30 anni, una serie di conferme

14 gennaio 2018

Edizione mattutina Nikkei Shimbun

Con il termine “fusione nucleare fredda”, si definisce [generalmente] una produzione [anomala] di energia generata dalla fusione di atomi di idrogeno. Tale fenomeno è stato osservato inizialmente nel 1989. Molti ricercatori hanno iniziato a studiarlo, ma i numerosi tentativi iniziali sono stati seguiti da un periodo di stasi. Da allora sono passati circa 30 anni. L’evidenza sperimentale della generazione di calore in eccesso, ritenuta di probabile origine nucleare, è stata ripetutamente confermata, principalmente grazie a gruppi di ricerca giapponesi che hanno continuato questa ricerca con calma e dedizione, proponendo anche alcune ipotesi sulla natura della reazione.

La presenza di eccesso di calore, probabilmente causata dalla fusione dei nuclei di idrogeno è confermata da un gruppo di ricerca a cui partecipano la Toyota, la Technova (Tokyo, Chiyoda-ku), la Nissan Motor e le università di Tohoku , Kobe, Kyushu e Nagoya. I finanziamenti per la ricerca sono stati ottenuti nell’ambito del progetto NEDO (organizzazione per lo sviluppo della tecnologia industriale) della durata di due anni e terminato nell’ottobre 2017. Per confrontare i risultati sperimentali dei diversi gruppi di lavoro i ricercatori hanno installato attrezzature di laboratorio simili all’università di Kobe e Tohoku University, utilizzando campioni sperimentali con le stesse caratteristiche. Questo doppio esperimento è stato replicato 16 volte variando alcuni parametri come la composizione e la temperatura del campione per individuare le condizioni [ottimali] per la generazione di calore. L’esperimento migliore, ottenuto utilizzando un campione di 120 grammi, ha prodotto da 10 a 20 watt di calore in eccesso, per la durata di circa un mese. Nell’ambito di tali esperimenti sono stati preparati campioni di polvere metallica formati da leghe di palladio e nichel o di rame e nichel, in atmosfera di deuterio (idrogeno il cui nucleo è composto da un protone e un neutrone) o semplice idrogeno. Il sistema idrogeno – leghe metalliche nanostrutturate è stato sviluppato nel 2005 dal professore emerito Yoshiaki Arata dell’Università di Osaka [recentemente scomparso]. Nel 2001, la Mitsubishi Heavy Industries è riuscita a ottenere la “trasmutazione” di alcuni elementi come il cesio e lo stronzio. Tali elementi vengono trasmutati in altri nuclei [Praseodimio e Molibdeno] grazie ad un flusso di deuterio che attraversa un film multistrato di palladio e [ossido di calcio]. Il dr. Yasuhiro Iwamura, trasferitosi recentemente alla Università di Tohoku è il protagonista e l’ideatore principale di questo progetto. La “fusione fredda” annunciata dai ricercatori negli Stati Uniti 30 anni fa era basata sull’elettrolisi dell’acqua pesante con elettrodi di palladio. Sebbene la replica di tale metodo è stata tentata ripetutamente all’estero, altri gruppi di ricerca (come la Technova) si sono concentrati sul metodo alternativo, considerato più promettente, di diffondere idrogeno o deuterio gassoso nei metalli. In seguito a questi esperimenti, si sono potute stabilire le condizioni per la generazione di reazioni esotermiche. Come primo punto, è stata stabilita la necessità di utilizzare leghe metalliche come palladio e nichel, e non metalli puri. Inoltre, è stato stabilito che la percentuale ideale di palladio e rame nelle leghe PdNi e CuNi è di circa 1 a 7 (1 parte di rame e 7 di nichel o una parte di palladio e 7 di nichel). Secondo Il professore emerito dell’Università di Osaka Akito Takahashi, consulente senior del gruppo di ricerca Technova, “Un campione di lega metallica, con una composizione appropriata, presenta strutture interstiziali inferiori al nanometro (un miliardesimo di metro) sulla superficie. Sembrerebbe che la reazione si inneschi quando l’idrogeno entra in questi spazi” Se la percentuale di palladio o rame nella lega è troppo alta, è impossibile creare tali siti, nei quali l’idrogeno reagisce [esotermicamente].

“Probabilmente Il calore generato negli esperimenti di elettrolisi, è dovuto alla formazione accidentale di queste nanostrutture sulla superficie metallica”, ha affermato il Prof. Takahashi. E’ anche stato accertato che la reazione esotermica si verifica anche quando il gas utilizzato è il semplice idrogeno, non il deuterio. Quando la temperatura all’interno del dispositivo, in presenza di gas, è stata aumentata a da 200 a 400 gradi Celsius, si è constatato che la reazione esotermica non è di breve durata, ma piuttosto continua per diverse settimane. Alla Università di Tohoku, è stata ottenuta una temperatura così alta che in alcuni casi si è fusa la ceramica in contatto con il campione metallico. “Non c’è alcun dubbio che si tratti di una reazione sconosciuta che non può essere spiegata da normali reazioni chimiche” sostiene il prof. Iwamura. Di che tipo di reazione si tratta? Il prof. emerito Takahashi propone una fusione a “molti corpi”: In uno spazio estremamente ridotto,  quattro nuclei di deuterio si fondono in un nucleo di berillio, che si scinde di seguito in due nuclei di elio generando calore. In questo processo non vengono emesse radiazioni, a differenza del caso della normale fusione [ad alta energia]. Il gruppo di ricerca [giapponese] prevede sia possibile generare un kilowatt di calore, un valore di due ordini di grandezza superiore alle reazioni ottenute. Tale risultato potrebbe essere raggiunto modificando la struttura del campione, aumentando la quantità di materiale attivo e/o cambiando la temperatura di lavoro e altri parametri. La “fusione fredda”, è stata classificata [in passato] come “pseudoscienza” per la sua scarsa riproducibilità, e suscita ancora diffidenza tra molti ricercatori. Il professore emerito Takahashi afferma: “Vorrei dimostrare risultati tali da convincere chiunque, chiedendo al mondo di valutare nuovamente l’importanza di queste ricerche.”

(Membro editoriale Kazuki Yoshikawa)


Vorrei concludere questo post con un pensiero, per me condivisibile, che Andrea Rossi esprime sul suo blog:

Azzurra

June 10, 2018 at 2:23 AM

Dr Andrea Rossi:
What do you think about the new government of Italy and its effort to sustain new energies ? If asked about suggestions, what would you suggest to them?
Thank you for your great work,
Azzurra

Andrea Rossi

June 10, 2018 at 3:33 AM

Azzurra:
I think that in Italy what happened is a democratic revolution that the old guard wants not and cannot understand. Italians have said clearly that they want not anymore the old system. The most important thing that happened is that the so called “opinion makers” ( mainstream mass media ), dominated by the old guard, are not anymore able to build and destroy what their patrons want: the mind of people is getting free. I think this is positive, because in this kind of environment the word DEMOCRACY begins to make sense.
Suggestions for the new energies? Sustain only technologies that have been able to arrive with their own legs to effective and working products and not spend money for projects that nobody wants to finance with his own money: everybody wants to go to Heaven, but nobody wants to die.
Warm Regards,
A.R.

Vessela Nikolova

 

Man verdirbt einen Jüngling am sichersten, wenn man ihn anleitet, den Gleichdenkenden höher zu achten, als den Andersdenkenden.

Friedrich Nietzsche

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Aggiornamento del 13/6:

Trascrizione dell’intervista (parzialmente corretta e rieditata)

[00:02] [Rossi] Ma prima dell’intervista, Professore: cosa pensa della situazione politica—questo non c’entra niente con l’intervista—ma cosa pensa della situazione politica che si è venuta a creare adesso?

[00:14] [Vassallo] Mah, a me non dispiace a dire la verità…

[00:18] [Rossi] Eh, neanche a me.

[00:20] [Vassallo] Devo dire che un vento di cambiamento sicuramente ci voleva, questo è poco ma sicuro. Adesso vediamo i fatti; i fatti sono importanti. Sia in politica che nella scienza sono i fatti e gli esperimenti che contano più delle parole. Una cosa che spesso viene dimenticata, questa.

[00:48] [Rossi] …bene, siamo qua.

[00:50] [Nikolova] Allora posso iniziare con la prima domanda?

[Rossi] Vai.

[Nikolova] Allora: ora ti sembra imminente come da te dichiarato la commercializzazione del primo impianto industriale da 1 MW dell’E-Cat. Puoi dirci quali sono stati i maggiori ostacoli che hai incontrato per arrivare a questo traguardo?

[01:14] [Rossi] Beh, mah. Direi che non… cioè: gli ostacoli sono quelli che si incontrano quando si lavora. Noi non lavoriamo su una tecnologia conosciuta. Noi non percorriamo una strada già battuta, ma come si diceva una volta ci stiamo aprendo la stata nella giungla col machete, quindi non si sa mai cosa c’è dopo ogni machetata; non si sa mai cosa c’è dietro. E quindi ovviamente gli ostacoli sono quelli di un lavoro fatto in una strada completamente nuova. Adesso c’è stato—abbiamo fatto un grossissimo inatteso passo in avanti con l’SK, con un test apposta che… dove io mi aspettavo qualcosa di ancora molto più acerbo, disordinato, etc. etc., e invece è venuto fuori eccezionalmente un risultato molto notevole che ci ha fatto fare quel salto che non era atteso e che certamente, certamente ha fatto sì che le previsioni si siano ridotte. Pertanto io non ho ancora detto questo, e sinceramente confermo che io la certezza matematica che entro la fine di quest’anno riesco a iniziare le forniture ai clienti, io questa certezza matematica ancora non ce l’ho, perché ci sono ancora dei punti da vedere. Però sono molto ottimista, ecco. Sono molto ottimista che quest’anno cominceremo a vendere il calore, almeno dal primo impianto installato.

[03:19] [Nikolova] Grazie, mi sembra un’ottima notizia. Giorgio?

[Vassallo] Sì: adesso, vorrei un po’ parlare di alcune considerazioni di carattere generale che spesso sono ignorate, sottovalutate quando si parla di…

Versione ri-editata e parzialmente corretta della trascrizione:

[Rossi] Professore, mi scusi se La interrompo: La sento malissimo. La pregherei, se è possibile di stare più vicino al microfono e di alzare un pochino la voce, perché sento un filo di voce; faccio un po’ fatica a sentirLa.

[Vassallo] Dicevo questo: pensavo che potrebbe essere interessante sottolineare alcune considerazioni che sono spesso—diciamo—ignorate, per quanto riguarda la valutazione della ricerca scientifica. Cioè: quando ci si trova di fronte ad invenzioni rivoluzionarie bisognerebbe un attimo fermarsi e considerare quali sono i punti chiave, i punti importanti che sono stati dimenticati. Penso per esempio al modello dell’elettrone, no? Il termine “elettrone” ed altri concetti elementari sono considerati oramai come entità/concetti consolidati. Anche le equazioni Maxwell ad esempio non hanno più niente da dirci? [Questo problema] riguarda soprattutto i termini familiari, [come] il concetto di massa per esempio. Noi siamo sicuri da sapere cosa è la massa, cosa è la carica elettrica ? Abbiamo dei modelli che spiegano assolutamente tutto di questi concetti, di queste entità elementari oppure c’è qualcosa di nuovo da [scoprire] ?

[05:25] Per esempio: se io guardo il modello dell’elettrone come comunemente accettato dalla materia quantistica, vedo che ci sono delle incongruenze notevoli. Per esempio: come fa una particella puntiforme ad avere un momento angolare, come fa ad avere una massa ? [Quindi] se io faccio delle considerazioni molto semplici arrivo subito a dei punti critici. Allora è possibile che siano delle cose molto importanti che sono state sottovalutate in campi molto elementari direi, proprio primitivi. Per esempio la massa: cosa è esattamente la massa? No? Alcuni esempi (di modelli) portano a pensare che la massa sia semplicemente una frequenza, la frequenza di una carica [oscillante]. Questo porta poi come conseguenza ad una visione delle cose molto diversa da quelle comunemente accettate. Perché se io faccio un modello, devo stare attento che quel modello non diventi una verità assoluta. Questo è il punto.

[06:40] [Rossi] Sono assolutamente d’accordo.

[Vassallo] [Mi sembra] importante rimettere in discussione l’essenza di tanti concetti/problemi considerati oramai triti e ritriti. [Problemi] che erano magari di moda nei primi del ‘900 e che sono stati abbandonati. Diciamo che questa invenzione così rivoluzionaria, potrebbe essere un’occasione per rivederli. Nei primi del ‘900 era naturale domandarsi se l’elettrone avesse una struttura, o se ci potesse essere un legame fra le leggi di Newton ad esempio e le equazioni di Maxwell. [Riformulare] queste domande molto semplici ma molto fondamentali secondo me potrebbe essere importante e potrebbe dare una risposta a cose apparentemente inspiegabili. Se si trova un modello, e lo si fa diventare una verità… se poi capitano delle osservazioni sperimentali che non sono d’accordo con il modello si rifiuta l’evidenza sperimentale, quzndo è Il modello che andrebbe rivisto, cercando quindi di dare delle risposte -diciamo- più vicine a quella che potrebbe essere la realtà. …

[08:17] [Rossi] No, no: Lei è stato chiarissimo. Lei è stato chiarissimo e io sono perfettamente d’accordo. Quello che ha detto Lei adesso, in campo filosofico viene definito epoché.

[08:33] [Vassallo] Epoché, esattamente, sì.

[Rossi] Fra l’altro io ho fatto una tesi sull’Epoché, in relazione alla teoria della Relatività. E…

[Nikolova] Si usa anche nel mio ambito, scusa se ti interrompo.

[Rossi] Si usa anche in psicologia?

[Nikolova] Assolutamente sì, assolutamente sì, perché significa sospensione del giudizio ed in psicologia, psicoterapia è fondamentale.

[Rossi] Ecco, questo non lo sapevo. E comunque, è esatto. Ossia, il grande problema che sia era posto anche con la Relatività, ma il grande problema che si era posto con le grandi innovazioni del ‘900 era il problema del contrasto con i modelli presi stretti. E questo però, questo problema si sta rinnovando. Si sta rinnovando e quindi, questo genera un bias nei confronti… e qui abbiamo per esempio una definizione di massa che coincide un po’ con quello che stiamo dicendo. Perché se noi la massa delle conoscenze acquisite la consideriamo come la resistenza a qualsiasi mutamento, ecco una definizione di massa che tutto sommato ci aiuterebbe.

[10:15] [Rossi] E quindi io sono completamente d’accordo. Effettivamente, per esempio nella definizione teorica di quello che stiamo scoprendo con il lavoro che stiamo facendo, il grosso problema che ho io è che c’è, ci sono particelle elementari che sono quelle del modello Standard. Ma il problema che io mi sto ponendo è questo: noi arriviamo a temperature nell’ordine dei 2 eV, quindi arriviamo a temperature nell’ordine dei 25000 °C, attualmente nel QX. Ora, a queste temperature, in base a una legge della fisica io dovrei produrre delle particelle che sono caratterizzate da questa temperatura qua, cioè particelle virtuali. Allo stato attuale particelle virtuali, perché non sono definite. Queste particelle virtuali però possono benissimo essere capaci di essere generate in forma di materia e antimateria virtuale, che però per quanto virtuale durante quei 10-23 secondi di esistenza producono un annichilimento che corrisponderebbe esattamente all’energia che noi tiriamo fuori. Però ecco: è molto difficile poter dire questo. E quindi io concordo perfettamente con quello che Lei ha detto prima.

[11:58] [Vassallo] Sì. Io pensavo più che altro al discorso appunto dell’elettrone, cercando di rispondere a quelle che sono le domande più elementari: per esempio da dove viene la massa dell’elettrone ? la carica cos’è ? lo spin [cosa è esattamente] ? Spesso si dice che[lo spin] è un numero quantico, non dicendo nulla su cosa è effettivamente, [non definisco] la struttura fisica che ci sta dietro.

[12:35] [Rossi] Assolutamente.

[Vassallo] Se lo spin per esempio è una componente del momento angolare dell’elettrone—e il momento angolare non è il momento angolare di un puntino— potremmo scoprire che lo spin in certi casi particolari potrebbe diventare da 1/2, 1, cioè potrebbe avere un valore di un singolo quanto di Planck.

[13:01] [Rossi] Perché poi è quello che succede nei superconduttori.

[Vassallo] Nei superconduttori ci sono le coppie di Cooper [con spin totale nullo per ogni coppia]… Vorrei proporre la possibilità che un singolo elettrone possa avere [in alcune condizioni particolari] spin=1 se effettivamente lo spin [quando ha valore 1/2] è soltanto la componente del momento angolare lungo un campo magnetico esterno. Quindi in configurazioni particolari di campi elettrici e magnetici si potrebbe creare un plasma superconduttore e in cui la superconduzione non è data dalle coppie di Cooper ma è data dall’allineamento del momento angolare dell’elettrone. E ci sono delle ragioni per credere che il momento angolare dell’elettrone isolato sia uguale ad h-bar, non a h-bar/2, e che con h-bar/2 sia soltanto una componente. Questo significa aprire la possibilità di esistenza di plasmi superconduttori con degli elettroni che si comportano come dei bosoni [con spin 1]. Dico: è una possibilità, è soltanto brainstorming, non è che voglio dire che questo sia quello che effettivamente succeda, sia quello che si possa fare, attenzione. Credo che riesaminare alcuni concetti basilari possa portare [alla scoperta] di tecnologie [decisamente] innovative. Nella interpretazione della visione comunemente accettata dell’elettrone, ci sono diverse contraddizioni: questa particella [pur essendo] puntiforme, ha però un momento angolare, una cosa che insomma, anche dal punto di vista del buonsenso non sembra una cosa molto logica, no? Inoltre, per esempio l’aumento relativistico della massa può essere spiegato in maniera semplice se si parte da un modello diciamo toroidale/elicoidale dell’elettrone. Modello che potrebbe anche spiegare tutta una serie di parametri che attualmente sono messi lì come dati di fatto e non sono spiegati. La fisica moderna non intepreta dal punto di vista geometrico concetti fondamentali, anche perché il formalismo matematico utilizzato forse non è propriamente quello più adatto. Il formalismo delle matrici spesso nasconde quello che potrebbe essere una struttura non complicatissima delle particelle elementari. Quindi una rivalutazione del vecchio spirito dei ricercatori di fine ‘800, o dei primi del ‘900 potrebbe aiutare a ripercorrere [con profitto] strade apparentemente note. Questo è alla fine il discorso che mi interessava fare, con particolare riguardo alla particella apparentemente più conosciuta di tutti: l’elettrone, che potrebbe avere un ruolo chiave anche forse in questi esperimenti che producono una grande quantità di calore anomalo, ed altri fenomeni non spiegati. Ci vuole un punto di vista che permetta di dire che magari tornare indietro di 100 anni potrebbe in questo caso essere utile: riprendere lo spirito di Maxwell, di Dirac, dei ricercatori del ‘900 e di fine dell’800 potrebbe essere utile, non pensando che le scoperte scientifiche debbano essere fatte per forza da grossi laboratori con acceleratori costosissimi, con apparecchiature costosissime. Secondo me l’E-Cat è un esempio di questo: cioè, una macchina che sicuramente è meno costosa di queste gigantesche apparecchiatura che però apre la porta a delle possibilità veramente nuove.

[17:25] [Rossi] Sono perfettamente d’accordo.

[17:34] [Nikolova] Bene, ora siccome noi abbiamo deciso di ritagliarci uno spazio all’incirca di circa mezz’ora–quaranta minuti, magari io continuo con le domande—queste sono domande molto interessanti, molto tecniche—magari io continuo con qualche domanda più semplice, così ci alterniamo con Giorgio. Va bene Giorgio?

[Vassallo] Sì, sì. Va bene, va bene.

[Nikolova] Ok, allora Andrea: volevo chiederti se la comprensione e condivisione teorica dell’effetto che sta alla base del funzionamento dell’E-Cat può accelerare il riconoscimento da parte dei media e della comunità scientifica della tua invenzione?

[18:15] [Rossi] Mah io credo che il problema del riconoscimento sia un falso problema, perché i casi sono due: o ‘sta macchina funziona, o ‘sta macchina non funziona. Se ‘sta macchina funziona e ha un mercato, il risconoscimento non è nient’altro che la soddisfazione del cliente che compra una macchina che funziona. Il mancato riconoscimento è il cliente che me la tira dietro e vuole indietro i soldi. Quello che poi dica o non dica la comunità scientifica in relazione a questi fatti è del tutto irrilevante.

[Nikolova] Ok, te Giorgio invece cosa ne pensi a proposito?

[19:06] [Vassallo] Una invenzione così importante non può essere soltanto vista dal punto di vista economico e tecnico. Volenti o nolenti ha delle ricadute anche al campo scientifico, tecnologico e filosofico, c’è poco da fare. Secondo me limitare gli effetti soltanto al campo economico, pensare che non abbia ricadute poi nell’ambito scientifico è un po’ limitativo, ecco. Credo che probabilmente ci saranno degli effetti collaterali molto importanti, difficilmente valutabili. Perché è chiaro che va contro tutte le visioni politicamente corrette, tutta una serie di visioni del progresso scientifico che appunto di credevano consolidate che in realtà vanno messe in discussione. Cioè, non c’è bisogno di chissà quali mega strutture, mega laboratori per fare delle ricerche, delle scoperte fondamentali e importanti. Bisogna soltanto riprendere lo spirito del vecchio ricercatore dei primi del ‘900.

[20:34] [Rossi] Io sono d’accordo su questo. Sono d’accordo su questo, però la fase che stiamo vivendo, questa fase che stiamo vivendo, è una fase in cui il riconoscimento prima di tutto deve venire dal mercato, perché sarà soltanto questo fatto a dare la linfa a tutta una serie di approfondimenti scientifici che allo stato attuale delle cose, anche in virtù di quello abbiamo detto poco fa, di quello che Lei ha detto poco fa, sono ostacolate da un bias, da un pregiudizio che è molto difficile da rimuovere, mentre diventerà facile da rimuovere di fronte all’evidenza di macchine che funzionano.

[Vassallo] Certo, questo è chiaro. Questo è evidente, è evidente che… però, diciamo bisogna dire che cosa succederà è difficile da prevedere, attenzione. Perché, inevitabilmente questa invenzione così importante ha delle ricadute sistemiche, e ricadute sistemiche vuol dire anche…

[Rossi perde il collegamento Skype]

[22:40] [Rossi] Quello che Lei ha detto prima trova un riscontro perfetto nel fatto che ormai la cosiddetta Grande Fisica produce macchine che si sa già a priori che otterranno risultati che non avranno nessuna rilevanza per quanto attiene alla loro ricaduta sulla vita reale. Voglio dire: prendiamo ad esempio l’acceleratore che ha trovato il bosone di Higgs. Quell’acceleratore, per trovare il picco nel campo del bosone di Higgs, per trovare il picco del bosone, se non sbaglio ha dovuto raggiungere 125 GeV. Cioè, una cifra pazzesca. Per fare questo sono stati necessari, se non mi sbaglio, 20 miliardi di Euro. Allora, siamo ad una ricerca che trova risultati inapplicabili a costi irripetibili e pertanto siamo in una situazione nella quale si è abbandonata quella ricerca— non voglio dire a “misura d’uomo”, perché è una banalità—ma quella ricerca tale per cui è vero che magari ciò che si inventa, ciò che si trova come è avvenuto per il laser, come è avvenuto nel campo elettromagnetico, come è avvenuto quindi con l’elettricità. Cose che quando sono state inventate sembrava che fossero semplicemente giochi di prestigio e poi dopo però sono servite per cambiare il mondo. Ma questo perché era una ricerca fatta a costi tali per cui l’industrializzazione sarebbe stata in grado di sostenere questi costi ed arrivare ad un qualcosa che fosse utile. Perché è vero quello che Lei ha detto prima che non si può ridurre l’importanza di un’invenzione alla sua markettabilità, però è anche vero che un’invenzione deve essere utile per qualche cosa. È evidente che se si spendono 20 miliardi di euro per trovare per trovare una particella che sviluppa energie che sono assolutamente improponibili ed irriproducibili per qualsiasi tipo di applicazione, è evidente che si è intrapresa una strada che porta più ad una ricerca narcisistica che una ricerca che possa servire a fare ciò per cui… in ultima analisi una ricerca deve servire ad ottenere il miglioramento della qualità della vita del genere umano.

[26:15] [Vassallo] Tesla diceva che le invenzioni devono servive per risolvere i problemi. Penso che debba servire anche per conoscere, per aumentare la nostra conoscenza del mondo.

[26:40] [Rossi] Certo, certo, certo…

[Vassallo] L’ideale è centrare entrambi gli obiettivi, […] sicuramente quindi questa invenzione avrà delle ricadute, per forza di cose, anche di carattere politico, economico, tecnologico. Già adesso comunque sono messe in discussione, le logiche con cui si portano avanti i finanziamenti della ricerca e porre sul mercato un’invenzione così rivoluzionaria darebbe l’ultima spinta per un vero cambiamento. Mi pare che addirittura anche uno degli ingegneri del progetto ITER abbia parlato favorevolmente in un’intervista proprio delle ricerche sulla fusione fredda. Quindi già anche in ambienti cosiddetti, diciamo, tradizionali, c’è un vento di cambiamento quindi… inevitabilmente ci saranno delle conseguenze, anche inaspettate; questo è il punto.

[28:12] [Nikolova] E a proposito di questo, mi allaccio: Andrea, anche se prudentemente sottolinei che tutte le fonti energetiche si dovranno in futuro integrare, è innegabile che la tua invenzione può arrecare disturbo a certi gruppi di potere. Quindi la domanda è questa: qualcuno ti ha mai offerto denaro perché tu rinunciassi al tuo progetto?

[Rossi] No. No, questo non è mai successo.

[Nikolova] Bene. Bene. Invece hai mai ricevuto minacce o temuto per la tua incolumità fisica?

[28:58] [Rossi] …ma questa è una domanda molto complessa che richiederebbe una risposta molto complessa. Preferisco passarci sopra… preferisco passarci sopra. Comunque, certo quando si apre una strada col machete, qualche serpente in giro c’è.

[Nikolova] Bene, grazie. Giorgio?

[Vassallo] C’è una connessione tra l’altro fra l’invenzione e una serie di altre discipline, per esempio l’ecologia. Gli aspetti ecologici di questa invenzione potrebbero essere veramente rivoluzionari. Uno dei problemi più tragici del nostro tempo è proprio l’inquinamento; l’inquinamento in genere: non soltanto derivante dalla combustione, dai combustibili fossili, ma anche dalle plastiche, dai rifiuti,

Penso che un’invenzione così rivoluzionaria potrebbe portare un contributo decisivo, importante nell’ambito ecologico, nella ricostruzione dell’ecosistema. Si potrebbe pensare di invertire questo processo di distruzione dell’ambiente che oramai da parecchi anni sta diventato sempre più grave. Cioè, quindi, tornare indietro e provare a cambiare la direzione, quindi andare verso una ricostruzione degli ecosistemi avendo a disposizione energia a basso costo. Magari questo non nell’immediato futuro, ma è una prospettiva che diventa possibile. Non so se siete d’accordo, cioè, insomma…

[Rossi] Sì, sì, io sono d’accordo.

[Nikolova] Sì.

[31:00] [Vassallo] Quindi questo è un altro punto chiave importante. Oltre che il lato economico, si parla tanto anche del debito pubblico, dell’economia, del lavoro. Inevitabilmente un’energia a basso costo diventa un volano per la ripresa economica di qualunque Paese, soprattutto se ci sono delle risorse che non possono essere sfruttate perché il costo dell’energia è molto alto. Quindi, abbassare il costo dell’energia significa innescare un effetto domino in vari campi, fra cui quelli più importanti e più interessanti per la vita anche nostra di tutti i giorni. Quindi, questo è un punto chiave secondo me da non sottovalutare. Una macchina che inizialmente produce soltanto calore può diventare un punto di partenza, di innesco [della ripresa] di un’economia, con conseguenze molto ampie e molto importanti. E questo è una cosa da non sottovalutare.

[32:26] [Rossi] No, no: io sono d’accordo su quello che Lei ha detto.

[Vassallo] Cioè, tutto connesso, quindi… in particolare l’energia è alla base dell’economia. Inutile stare a discutere sull’importanza dell’energia, quindi… anche dal punto di vista economico, filosofico, ecologico e scientifico le conseguenze saranno notevoli, c’è poco da fare. Tutte le cose poi possono essere usate sempre sia nel bene che nel male, dipende da noi, no? Le scoperte scientifiche sono neutre, sono uno strumento che porta poi gli Uomini ad utilizzare per il bene o per il male. L’energia atomica è il classico esempio di un coltello a doppio taglio, … l’importante comunque è che si vada avanti e che si tenti di aprire queste nuove strade.

[33:25] [Rossi] Comunque anche il taglio apparentemente negativo del coltello…

[Problemi di connessione per Rossi]

[Rossi] Stavo dicendo anche che il taglio apparentemente negativo può essere rivelato estremamente positivo perché visto come si sta sviluppando il mondo in questi giorni, io sono convinto che se non ci fosse il rischio di una guerra nucleare, la terza guerra mondiale sarebbe già scoppiata.

[34:10] [Vassallo] È possibile. Comunque, speriamo bene insomma che ci sia un cambiamento anche in questo senso da parte dalla politica, … Molti conflitti nascono proprio per l’energia, per il petrolio…per potersi garantire delle fonti energetiche. Quindi l’avere a disposizione una fonte di energia a più basso costo è un’occasione in meno per conflitti, guerre, disinformazione e per tutta una serie di problematiche che conosciamo bene.

[35:00] [Nikolova] Ecco, a proposito di politica, appunto, il ministro dello sviluppo economico, nonché vice-primo ministro fra i cui compiti c’è anche l’individuazione delle linee guida nazionali in campo energetico, è Luigi Di Maio. Il quale conosce le LENR, firmato nel 2014 un’interrogazione parlamentare su questo argomento. So per certo che lui o chi gli è molto vicino è al corrente della tua storia e dell’E-Cat. Nel caso ci fosse un interesse da parte del ministero, saresti disponibile ad un incontro?

[Rossi] Sì, certo.

[Vassallo] Beh, questo è importante.

[Nikolova] Questo è importante.

[Rossi] Va beh, fra l’altro, fra l’altro io devo anche dire che ho grosse speranze su questo governo; io ho grosse speranze perché sono ragazzi giovani e mi sembrano molto determinati, mi sembrano molto onesti e… speriamo, speriamo. Io ho votato per loro, al consolato di Miami, dove io voto. E speriamo.

[Nikolova] Speriamo, quindi. Al di là dell’orientamento…

[Rossi] Sono riusciti a superare lo scoglio difficilissimo, difficilissimo di riuscire a fare un governo, questo era uno scoglio estremaemente difficile. Ci sono riusciti, sono stati molto bravi. Beh, che Dio li aiuti.

[Nikolova] Eh, sì. È solo un inizio, ma speriamo bene. Con te, sai Andrea che noi abbiamo già in passato attivato dei contatti con loro, sia io che Giorgio e quindi insomma speriamo che in effetti sarà possibile arrivare a qualcosa di più concreto. Non so Giorgio te che cosa ne pensi.

[37:25] [Vassallo] Eh, perfetto.

[Nikolova] Perché loro diverse volte si sono interessati, se te Andrea ti ricordi. Sia Manlio Di Stefano che tra l’altro è stato anche un, è stato uno studente di Giorgio e insomma…

[Rossi] Ah!

[Nikolova] Però l’interesse c’è da parte loro e noi siamo in contatto.

[Rossi] Bene

[Nikolova] E quindi l’ultima domanda: ti manca l’Italia? Pensi che un giorno ci farai ritorno?

[38:02] [Rossi] Guarda: io a questa domanda non posso rispondere. È una cosa estremamente complessa, è una cosa estremamente complessa… è una cosa estremamente complessa. L’Italia è uno dei Paesi più belli del mondo. Adesso, mi sembra appunto che abbia energie fresche nuove, molto importanti, beh insomma: come si dice dalle mie parti: andemo a lavurà!

[Nikolova] Mi spiace che le domande più difficili le faccio io e quindi ti prego Giorgio: a te la parola! Per sdrammatizzare!

[Rossi] Un discorso con Giorgio per me è molto facile: parliamo la stessa lingua. E poi Giorgio è un fisico appartenente ovviamente, essendo un professore di Fisica, di una importantissima Università di Stato, appartiene al mondo della Scienza ufficiale; il che fra l’altro dimostra che non è assolutamente vero quello che dice qualche imbecille in giro che la Scienza ufficile ritiene che le LENR non siano prendibili in considerazione. Non è assolutamente vero, perché noi abbiamo avuto personaggi immensi come Sergio Focardi…

[Vassallo] Ho conosciuto Focardi, sì.

[Rossi] …come Sven Kullander, e…

[Vassallo] Sì, ma ci sono anche tutti i ricercatori Giapponesi che ad esempio sono finanziati dallo Stato.

[Rossi] Ci sono tutti ricercatori Giapponesi esattamente, fra cui Ikegami, pochi conoscono il lavoro di Ikegami nel campo delle LENR che è stato notevole, e solo è uno che parla molto poco. Comunque io l’ho conosciuto e ci ho lavorato insieme. E, comunque, dicevo: il professor Vassallo è un professore che oltre ad appartenere al mondo della Scienza ufficiale non ha una mente limitata dal filtro del bias, ma ha l’intelligenza di applicare Epoché, e quindi…

[40:39] [Vassallo] Dicevo poi il significato dello scetticismo: lo scetticismo è proprio quello di essere cosciente della propria ignoranza, cioè: l’ostacolo principale alla conoscenza non è l’ignoranza, ma il credere di conoscere, questo è il punto.

[Rossi] Certo.

[Vassallo] Il fatto è che a questo si antepongono dei preconcetti alla conoscenza, cioè: essere coscienti della propria ignoranza è il primo passo verso una vera conoscenza, questo è il punto chiave. Quindi: non mettere mai dei paletti fissi, anche per concetti che si pensano siano ben stabili e consolidati, ma essere sempre pronti a mettere in discussione quello che si è acquisito. Per compensare questo punto di vista, [può essre necessario] aggiungere anche dei criteri di valutazione che siano il più possibile oggettivi. E tra questi criteri oggettivi considero il rasoio di Ockam. Il rasoio di Ockam, ovvero il criterio di massima semplicità. Come faccio a valutare oggettiva la ricerca senza fare riferimento al principio di autorità ? Ovviamente sono dell’idea che sia importante rispondere a questa domanda. Tra le ipotesi che formulo, tra le teorie che propongo devo scegliere quelle che spiegano i dati e al contempo sono le più semplici possibili. Questo è proprio un criterio epistemiologico che ci libera [almeno parzialmente] dalla necessità di [una valutazione soggettiva]. Il giudizio lo ottengo dal raggiungimento del doppio obiettivo di spiegare i dati—o di rispondere ad altre esigenze richieste—e dalla minimizzazione del “costo” del modello. Se riesco con modelli semplici, a spiegare quello che serve, ho ottenuto il risultato cercato. Quindi questi due punti sono importanti: lo scetticismo, ovvero l’essere in grado di mettere in discussione le conoscenze [apparentemente] acquisite, e il rasoio di Ockam come criterio di valutazione dei risultati della ricerca. Cosa ne pensate?

[43:45] [Rossi] Sono completamente d’accordo.

[Nikolova] Sì, condivido anche io.

[Vassallo] Anche perché poi, applicando il rasoio di Ockam, anche in campi molto noti, qualcosa di nuovo sembrerebbe esserci. abbiamo pubblicato un post nel blog della Vessy, sull’elettrone. È una possibilità, un tentativo che abbiamo fatto in questa direzione.

[Rossi] Molto interessante.

[Nikolova] Bene, non lo so. Per me può andare bene così, non lo so te Giorgio se sei d’accordo… Andrea?

[44:45] [Rossi] Io direi che è stata una discussione molto interessante e speriamo lo sia anche per chi la ascolterà. A me è interessata moltissimo. Fra l’altro io proporrò al prof. Vassallo di fare insieme degli esperimenti, e questo verrà… adesso… fino adesso sono sotto una pressione estrema, perché voglio riuscire a tutti i costi a consegnare il primo impianto entro l’anno. Ma ci sarà da lavorare insieme.

[Vassallo] Diciamo, un altro punto chiave—che sarebbe importante sottolineare—è il valore dell’interdisciplinarietà. Spesso la ricerca più fertile è quella interdisciplinare, …

[Rossi] Professore, io Le debbo dire questo: che i sistemi di controllo attuale che sono molto complessi, che stiamo applicando adesso, che serviranno per il controllo il remoto, che li sta facendo un professore di informatica.

[Vassallo] Di informatica, sì. Infatti. Le conoscenze interdisciplinari sono un punto chiave per il progresso scientifico. Putroppo questo è un campo anche dove siamo un po’ indietro, perché la suddivisione della ricerca in settori scientifici disciplinari a suddivisione rigida fa sì che ci siano tante persone specializzate in un solo campo e questo può essere un ostacolo alla ricerca, un ostacolo al progresso. La troppa specializzazione è una forma di ignoranza …

[Rossi] Sono d’accordo.

[Nikolova] Sì.

[Vassallo] Va bene. Io vi ringrazio tanto per la vostra disponibilità … alla prossima allora.

[Rossi] Grazie. Grazie infinite a voi, grazie a te, Vessela, grazie a te, Vessy. Grazie, è stato un onore parlare con voi, e buona serata.

[Vassallo] Altrettanto.

[Nikolova] Grazie, Grazie a voi, grazie Giorgio, grazie Andrea, ciao, ciao.

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Caro Andrea,

ho ricevuto da alcuni scettici delle domande: sei disposto a rispondere?

È così che ho contattato Andrea in una pausa di lavoro per un’intervista alquanto “scomoda” e insolita e, con mia sorpresa… ha accettato!

Ecco le risposte:

Che nuove scuse ci racconterai se per fine dicembre non ci sarà nessuna presentazione di prodotto?

R.: Prima ho dovuto pettinare le bambole, poi ho dovuto asciugare gli scogli, poi ho rifatto la punta a tutte le Piramidi egiziane, cosa potevo fare di più?

Perchè non metti in open source la tua tecnologia e ti metti in pensione? 

R.:Perchè mia moglie mi ha detto che se rimango a casa tutto il giorno chiede il divorzio.

Come mai nessuno è riuscito a replicare il cosiddetto Effetto Rossi?

R.: Le consiglio di andare su www.ecat.com alla voce REPLICATIONS, evitando di masticare una cicca mentre legge.

L’Ecat farà la stessa fine del petrolio dai rifiuti?

R.: Ossia mi chiede se l’ENI copierà anche questa tecnologia? Può darsi, ma dovrà aspettare la scadenza del brevetto, come ha fatto per il petrolio dai rifiuti, il cui brevetto USA è appena scaduto: mannaggia, sono già passati 20 anni, sto invecchiando…

Come ha ottenuto la sua laurea: con i punti della MiraLanza?

R.: Mi sono laureato presso l’Università Statale di Milano, Via Festa del Perdono.

Come hanno fatto a rispuntarti tutti i capelli? Grazie alla tua Fede in Dio?

R.: Devo portare una parrucca anti-radiazioni a seguito di un tumore alla testa. La parrucca è fatta con speciali materiali che proteggono dalle radiazioni.

Centinaia di scienziati di tutto il mondo, finanziati con miliardi di euro e di dollari, non sono riusciti ad ottenere la fusione nucleare, ossia l’obiettivo per cui sono stati finanziati, lei invece da solo e con pochi milioni c’è riuscito: un altro miracolo come quello della ricrescita dei capelli?

R.: Non sia modesto: la fusione calda ha ottenuto l’obiettivo che voleva raggiungere: i miliardi di euro e di dollari!

Dicono che a tennis sei una schiappa, anche se giochi da una vita: è vero?

R.: Si.

I tuoi collaboratori dicono che collaborare con te è impossibile: è vero?

R.: Se collaborare con me è impossibile, come fanno ad essere collaboratori?

Sei contento di avere fatto questa intervista?

R.: Non vedevo l’ora!

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WebConference Stoccolma 24/11/2017

I partecipanti alla Conference Call: Accornero, Vassallo, Rossi, Nikolova, Menichella.

A pochi giorni dalla presentazione dell’E-Cat QuarkX, avvenuta a Stoccolma il 24 di novembre, posso pubblicare il file audio della Conference Call che ho registrato subito dopo l’evento e che potete ascoltare online senza necessità di scaricarlo sul vostro computer.

Mi scuso innanzitutto con quanti avevano fatto richiesta di partecipazione, ma ho dovuto restringere – soprattutto per motivi tecnici sopravvenuti durante le prove nel gestire molti utenti collegati insieme – il numero di partecipanti, privilegiando chi era presente in loco.

Infatti, fra i partecipanti alla Conference Call – oltre ad Andrea Rossi e me – vi erano, da Stoccolma, il professor Giorgio Vassallo (fisico dell’Università di Palermo) ed il professor Neri Accornero (neuroscienziato, già ordinario all’Università “La Sapienza” di Roma) e, qui dall’Italia, il dott. Mario Menichella (fisico e science writer).

L’ingresso del centro conferenze IVA presso cui si è tenuto l’evento (cortesia N. Accornero).

Da una valutazione preliminare, che magari sarà approfondita in futuro in un post più tecnico, ritengo questa dimostrazione una tappa molto importante verso il cammino che dovrebbe portare l’E-Cat QuarkX a diventare finalmente un dispositivo prodotto su scala industriale.

Il livello dei partecipanti all’evento, da quanto riferitomi, è stato molto elevato, sia per quanto riguarda il settore accademico che quello industriale. Fra i tanti, una presenza speciale – e credo significativa – è stata senza dubbio quella di Berit Reiss-Andersen, presidente dal 2017 del Comitato norvegese che assegna il Nobel per la Pace.

Web conference con Vessela Nicolova – Stoccolma 24/11/2017

 

Un’immagine della dimostrazione di Stoccolma (cortesia N. Accornero).

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Il 24 novembre 2017 – data della prima dimostrazione pubblica del reattore QuarkX di Andrea Rossi, avvenuta a Stoccolma – verrà forse ricordato, un giorno, come una data storica, paragonabile al test del 2 dicembre 1942, quando a Chicago, per la prima volta nella Storia, il “nostro” Enrico Fermi ottenne la prima reazione nucleare controllata in una pila atomica.

Qui, più che la cronaca dell’evento – per la quale aspettiamo di poter elaborare il materiale che stiamo raccogliendo grazie anche a due professori universitari italiani che hanno avuto il privilegio di poter assistere in loco all’evento – vogliamo sintetizzare cosa si sapeva già di tale tipo di reattore, che a differenza dei precedenti (E-Cat “a bassa temperatura” ed Hot-Cat) è stato coperto da un grande riserbo.

Il QuarkX è un reattore di forma cilindrica ma minuscolo: le sue dimensioni sono 10 millimetri (cioè 1 cm!) di lunghezza e 5 millimetri di diametro – o comunque dimensioni similari – per una potenza nominale di 20 W. Naturalmente, più reattori possono venire collegati in parallelo per ottenere qualsivoglia potenza. L’energia è prodotta sotto forma di tre componenti: eccesso di calore (0-100%), luce (0-50%) ed elettricità (0-10%).

Il reattore QuarkX (visibile “nudo” a sinistra) si prepara ad un test privato.

La produzione diretta di elettricità è una caratteristica assolutamente sorprendente di questo reattore, e non è necessario sottolinearne l’importanza e il carattere rivoluzionario, sia dal punto di vista applicativo della produzione energetica, sia dal punto di vista teorico (già solo questo fenomeno vale un potenziale premio Nobel, come del resto pure l’“effetto Rossi”, che è il vero fenomeno fisico determinante dietro le tre versioni dell’E-Cat).

Da misurazioni effettuate per mesi su numerosi esemplari del QuarkX, il COP del reattore è risultato essere superiore a 50, probabilmente anche di molto. Tuttavia, il valore massimo o preciso del COP è in realtà inessenziale, perché qualsiasi tecnologia che fornisca un COP maggiore o uguale a 6 consente di ottenere la “free energy”, in quanto il COP può essere incrementato poi a piacere con un sistema “a cascata”.

Di conseguenza, la potenza elettrica fornita in ingresso al reattore è trascurabile: dell’ordine dei milliwatt. Essa è fornita attraverso un controller che la eroga attraverso una forma d’onda proprietaria, a mio avviso il “segreto” principale dell’Hot Cat e del QuarkX. Al contrario, la temperatura interna al reattore è elevatissima: circa 2.600 °C, se non oltre. Non vi sono emissioni di radiazioni ionizzanti oltre il livello di fondo.

A differenza delle precedenti versioni del reattore di Rossi (ovvero, l’E-Cat a bassa temperatura e in parte l’Hot Cat), il QuarkX è di sicuro un reattore al plasma. In fisica, un plasma è un gas ionizzato, costituito da un insieme di elettroni e di ioni e globalmente neutro (cioè la cui carica elettrica totale è nulla). Si tratta quindi di un vero e proprio “quarto stato” della materia, che si distingue da quelli più noti di solido, liquido ed aeriforme.

Il QuarkX è formato da due elettrodi di nichel nel mezzo dei quali è posto del tetraidroalluminato di litio (LiAlH4) e del nichel ultrafine. Il plasma si forma nella zona in cui è contenuta questa miscela, quindi nichel, litio, alluminio e idrogeno sono gli elementi chimici coinvolti. Quando viene raggiunto lo stato di plasma, il reattore si comporta come un ottimo conduttore metallico, cioè con una caduta di potenziale simile a quella di un conduttore fatto di argento.

Il QuarkX è in grado di fornire 20 W termici in maniera continua per un anno utilizzando un’unica “carica” di combustibile, ovvero della sostanza suddetta. Esso verrà usato per produrre energia termica ed energia elettrica sia in maniera diretta sia in accoppiamento a un motore Stirling. La densità di energia del reattore è di 30 W per centimetro cubo, per cui un reattore da 1 MW (escluso lo scambiatore di calore) “sta” in appena 1 metro cubo!

L’Autore

Mario Menichella è un fisico che ha lavorato all’Ufficio Comunicazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ed è autore del libro “I segreti dell’E-cat” (2011), oltre che di una lunga intervista video a Sergio Focardi, uno dei pionieri della ricerca sulla fusione fredda in Italia.    

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Un saluto a tutti.

Vorrei ringraziare pubblicamente Andrea Rossi per avermi concesso l’opportunità di fare da moderatrice ad un dibattito, in lingua italiana, che lo vedrà rispondere in videoconferenza via Skype – ed in esclusiva per l’Italia – a quanti vorranno porgli delle domande subito dopo la conclusione del test pubblico del reattore QuarkX, che si terrà il 24 di Novembre.

Potete leggere il relativo comunicato stampa cliccando qui.

Per poter prender parte alla web conference, è obbligatorio preventivamente iscriversi alla newsletter del mio blog, specificando Nome, Cognome, ed indirizzo e-mail, al quale sarete successivamente contattati per i dati residui (professione ed un contatto Skype). In alternativa, potete fornire gli stessi 5 dati via e-mail, inviandoli a vesselannikolova@gmail.com.

Verranno accettate massimo 24 persone, quindi – anche ricevendo tutti i dati richiesti – non possiamo garantire la certezza dell’inclusione nella lista dei partecipanti alla conference call. Si informa, inoltre, che il dibattito verrà registrato.

Sperando che la cosa sia gradita, saluto i miei lettori.

Vessela

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Cari lettori,

dopo una lunga pausa dovuta principalmente ai miei impegni di lavoro, alla mancanza di eclatanti novità – se si esclude il patteggiamento nella causa discussa negli Stati Uniti fra la Leonardo Corporation ed Industrial Heat – ed in attesa della dimostrazione pubblica di Novembre annunciata da Andrea Rossi, ho deciso di scrivere questo post prendendo come spunto i pre-print di due lavori che verranno pubblicati nel volume 25 del JCMNS (Journal of Condensed Matter Nuclear Science), dal titolo inusuale: “Maxwell’s equations and Occam’s razor” e “The electron and Occam’s razor”. Alcuni degli argomenti presentati nei due articoli sono stati brevemente introdotti dagli autori al convegno ICCF20 di Sendai nel lavoro “The Zitterbewegung interpretation of quantum mechanics as theoretical framework for Ultra Dense Deuterium and Low Energy Nuclear Reactions”. Non avendo la preparazione scientifica necessaria per esprimere un giudizio su questi lavori di fisica teorica, ho deciso di chiedere la collaborazione del fisico e divulgatore scientifico Mario Menichella in occasione delle sue vacanze nella città dove abito, Viareggio. Su suo suggerimento abbiamo pensato di divulgare, anche con l’aiuto degli autori, alcune delle ipotesi presentate nelle pubblicazioni. Per rendere il tutto più interessante e per rendere più facile la comprensione degli argomenti trattati, è stato deciso di realizzare questo post in forma di intervista. Spero che la sua lettura sia da stimolo soprattutto per chi voglia seriamente approfondire queste affascinanti tematiche con una mente libera da preconcetti.

Buona lettura!

Vessela Nikolova

“Il maggiore ostacolo alla scoperta della verità non è la falsa parvenza derivante dalle cose e inducente all’errore, e neppure, immediatamente, la debolezza dell’intelletto; invece l’opinione preconcetta, il pregiudizio che, come uno pseudo a priori, si oppone alla verità e quindi somiglia a un vento contrario che respinge la nave dalla direzione nella quale soltanto si trova la terra; talché timone e vela sono invano operosi.”

Arthur Schopenhauer

_________

Un modello Zitterbewegung dell’elettrone per l’idrogeno ultra-denso e le reazioni nucleari a bassa energia

Nei due articoli gli Autori propongono un “modello puramente elettromagnetico dell’elettrone”. Qual è la caratteristica fondamentale del modello proposto?

Il tentativo di rispettare per quanto possibile il rasoio di Occam, un principio proposto dal filosofo inglese Guglielmo di Occam, che suggerisce di non introdurre informazioni e concetti non strettamente necessari nella soluzione dei problemi. Tale principio può essere considerato come un eccellente strumento epistemologico per la creazione e la valutazione di modelli fisici. Volendo formalizzare il concetto, possiamo dire che la qualità di un modello è definita da due parametri fondamentali: uno è il raggiungimento degli obiettivi desiderati, come l’aderenza delle previsioni del modello ai dati ed ai concetti che si vogliono codificare o interpretare, l’altro è la semplicità del modello stesso. La semplicità è inversamente proporzionale al numero di informazioni, concetti, eccezioni, postulati, parametri, necessari alla sua definizione.

___

Quale formalismo matematico è stato utilizzato?

La conoscenza scientifica è basata sul linguaggio matematico, ma l’importanza della scelta del linguaggio più appropriato  è spesso sottovalutata, come fanno notare gli Autori. Il formalismo usato è basato sull’algebra dello spazio-tempo, una delle algebre di Clifford introdotte dal matematico William K. Clifford nel 1878. I vantaggi di tale formalismo in fisica sono stati descritti dal prof. David Orlin Hestenes nel lavoro Oersted Medal Lecture 2002: Reforming the Mathematical Language of Physics”. L’algebra dello spazio-tempo risponde ai criteri del rasoio di Occam in termini di semplicità e universalità, e permette una precisa interpretazione geometrica di concetti spesso nascosti dal formalismo dell’algebra delle matrici complesse tradizionalmente usato nella fisica moderna.

___

Possiamo descrivere brevemente il modello attualmente più diffuso e accettato dell’elettrone e le differenze con il modello proposto dagli Autori?

Semplificando, potremmo dire che nella Meccanica Quantistica l’elettrone è una particella puntiforme dotata di massa, carica, momento magnetico, momento angolare e spin. Il comportamento della particella è descritto da una funzione complessa dello spazio e del tempo. Il “quadrato” di tale funzione rappresenta la “densità di probabilità” di trovare la particella in un particolare punto dello spazio-tempo. Secondo la fisica classica, il concetto di particella puntiforme  è incompatibile con le proprietà osservate dell’ elettrone. Per giustificare tale incompatibilità si introducono delle eccezioni, violando così seriamente il principio del rasoio di Occam. Per le leggi della meccanica e dell’ elettromagnetismo una particella puntiforme non può avere un “momento angolare intrinseco”, ed un momento magnetico deve essere necessariamente generato da una corrente che non può esistere in una particella senza estensione. Inoltre il campo elettrico generato da una particella puntiforme dovrebbe avere una energia infinita! La Meccanica Quantistica inoltre non tenta neppure di derivare i concetti di carica e massa, che sono semplicemente considerate delle “proprietà intrinseche” della particella.

Il modello proposto dagli Autori, semplificando, consiste in un anello di corrente generato da una carica priva di massa che ruota alla velocità della luce lungo una circonferenza la cui lunghezza è pari alla lunghezza d’onda di Compton dell’ elettrone, circa 2.4 \cdot 10^{-12} metri. La carica non è puntiforme ma distribuita sulla superficie di una sfera il cui raggio è uguale al raggio classico dell’ elettrone, circa  2.8 \cdot 10^{-15} metri. Modelli simili, basati sul concetto di “anello di corrente”, sono stati proposti da molti autori ma sono stati spesso ignorati per la loro incompatibilità con le interpretazioni più diffuse della Meccanica Quantistica. È interessante ricordare come, già nella sua “Nobel lecture” del 1933, P.A.M. Dirac facesse riferimento ad una oscillazione interna ad alta frequenza dell’ elettrone: “It is found that an electron which seems to us to be moving slowly, must actually have a very high frequency oscillatory motion of small amplitude superposed on the regular motion which appears to us. As a result of this oscillatory motion, the velocity of the electron at any time equals the velocity of light.”. Nella letteratura scientifica si utilizza spesso il termine tedesco Zitterbewegung, per indicare tale oscillazione/rotazione rapidissima.

.

Il fisico e premio Nobel Paul Maurice Dirac (1902-1984).

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Come è possibile conciliare il concetto di carica priva di massa con l’evidenza sperimentale dei 511 keV di massa-energia a riposo dell’elettrone?

Nel modello proposto la massa non è una “proprietà intrinseca” della particella, ma è un valore che può essere ricavato da altri parametri del modello stesso. Un punto chiave consiste nell’attribuire alla carica rotante una quantità di moto qA = mc di natura puramente elettromagnetica il cui valore è pari al prodotto della carica q per il potenziale vettore A associato alla corrente generata dalla carica stessa. Nelle unità di misura naturali nelle quali sia la velocità della luce c che la costante di Plank ridotta \hbar sono “adimensionali” e hanno valore unitario, le grandezze fisiche possono essere espresse come potenze intere (positive, negative o nulle) di una energia espressa in eV. Il valore della quantità di moto della carica rotante, se espresso in unità di misura naturali, ha le dimensioni di una energia ed ha un valore pari alla massa dell’elettrone. Utilizzando le unità naturali la massa dell’elettrone è anche uguale alla frequenza angolare della rotazione della carica, ed è uguale all’inverso del raggio dell’anello. Ma la massa può anche essere ricavata integrando il quadrato del campo elettrico e magnetico o integrando il prodotto della densità di corrente per il potenziale vettore. Partendo dal modello è possibile quindi ricavare in sei modi diversi una costante pari alla massa-energia a riposo dell’elettrone.

___

C’è un punto che mi sfugge, come è possibile che una carica dotata di quantità di moto sia soggetta a un moto circolare senza che vi sia una carica positiva al centro dell’orbita, come nell’atomo di Bohr?

All’anello di corrente è associato un flusso magnetico \Phi_M pari al valore della costante di Planck diviso la carica dell’elettrone q\Phi_M = h/q. La forza centripeta, all’origine del movimento rotatorio, è la forza di Lorentz dovuta al campo magnetico.

___

Osservo che  moltiplicando la quantità di moto della carica rotante per il raggio otteniamo un valore del momento angolare dell’elettrone libero pari ad un singolo quanto d’azione. Mi sarei aspettato un valori pari alla metà del quanto di Planck, il valore comunemente accettato dello spin dell’elettrone…

L’ipotesi proposta dagli Autori distingue spin e momento angolare “intrinseco”. Lo spin viene interpretato come la componente del vettore momento angolare “intrinseco” lungo la direzione di un campo magnetico esterno. Tale componente può avere soltanto i due valori \pm \hbar/2 quando, a causa della coppia dovuta al campo magnetico esterno e al momento magnetico dell’elettrone, quest’ultimo è soggetto alla ben nota precessione di Larmor.

Lo spin come componente del momento angolare “intrinseco” ℏ dell’elettrone lungo la direzione del campo magnetico esterno.

___

Ipotesi interessante, ma il concetto di carica che si sposta alla velocità della luce, fondamentale per il modello proposto, non mi sembra particolarmente presente e studiato nella letteratura scientifica mainstream. In base a quali fondamenti teorici viene ipotizzata l’esistenza di tali cariche?

Il fondamento concettuale è l’applicazione del rasoio di Occam alle equazioni di Maxwell. È capillarmente diffuso, nella letteratura scientifica mainstream, il concetto di “gauge di Lorenz”, una particolare operazione che consiste essenzialmente nel porre a zero una espressione che compare nelle equazioni di Maxwell. Tale espressione rappresenta un “campo scalare”, una funzione che associa alle coordinate dello spazio-tempo un singolo valore reale. Nel paper Maxwell’s equations and Occam’s razor,  il gauge di Lorenz viene considerato come una normale “condizione al contorno”, che come tale non può essere universalmente applicata. L’ipotesi dell’esistenza di un campo scalare non è nuova: molti autori, spesso citando i lavori di Nicola Tesla, hanno trattato questo argomento. È interessante in particolare citare un progetto dei  laboratori ORNL (Oak Ridge National Laboratories) dal titolo Electrodynamic Scalar Wave Transmission and Reception finalizzato allo studio della possibilità di un sistema di comunicazione innovativo basato sul concetto di trasmissione e ricezione di onde scalari. L’accettazione dell’esistenza di un campo scalare permette di interpretare il concetto di “densità di carica” come la derivata del campo scalare rispetto al tempo, come suggerito da Giuliano Bettini nel lavoro Manoscritti di fine secolo, pubblicato negli archivi viXra. In questo caso le equazioni di Maxwell descrivono esclusivamente cariche che si muovono alla velocità della luce. È interessante notare come la curiosa ipotesi di Richard Feynman secondo la quale il positrone può essere interpretato come un “elettrone che viaggia indietro nel tempo”, emerge immediatamente da questa particolare definizione di carica. Il positrone differisce dall’elettrone esclusivamente per il segno della carica. È evidente che, se si considera la densità di carica come la derivata rispetto al tempo del campo scalare, cambiando di segno la variabile tempo si cambia automaticamente di segno la carica.

 

Nicola Tesla e le sue invenzioni.

___

Mi sembra di capire che il valore della massa-energia a riposo dell’elettrone corrisponde alla frequenza angolare e alla quantità di moto della carica rotante espresse in unità naturali. Partendo da queste osservazioni, è possibile formulare una interpretazione puramente elettromagnetica delle leggi di Newton e della Relatività ristretta?

Si. Una condizione particolarmente semplice da studiare è il caso di un elettrone che si sposta con velocità vz lungo una direzione ortogonale al piano xy di rotazione della carica, che di conseguenza seguirà una traiettoria elicoidale alla velocità della luce. In questa particolare situazione il vettore della quantità di moto avrà una componente anche lungo l’asse z. Chiamando m_e la massa a riposo dell’elettrone osserviamo che la frequenza angolare ωe e il modulo della quantità di motoqA_\perp = m_ec = \hbar \omega_e/c nel piano xy rimangono invariate al variare della velocità vz. È possibile quindi ricavare direttamente il valore m della massa relativistica dell’elettrone applicando il teorema di Pitagora, considerando che la componente della quantità di moto mec è ortogonale alla componente mv_z = qA_z:

m_e^2c^2 + m^2v_z^2 = m^2c^2

Una variazione della velocità comporterà quindi una forza elettrica f_z

f_z = \frac{d(mv_z)}{dt} = \frac{qdA_z}{dt} = qE_z

o, per velocità non relativistiche:

f_z =\frac{qdA_z}{dt} = qE_z \simeq m_e\frac{dv_z}{dt}  = m_ea

.

___

È possibile visualizzare il modello relativistico proposto usando una semplice metafora di facile comprensione ?

Considerando la costanza della velocità della luce c della carica elettrica, è possibile visualizzare la traiettoria elicoidale della carica di un elettrone, che si muove con velocità v_z in un intervallo di tempo fissato \Delta t, come una molla di lunghezza v_z \Delta t formata da un sottilissimo filo elastico di lunghezza costante c\Delta t. La massa dell’elettrone m = \hbar/rc è esattamente uguale all’inverso del raggio r della molla se espressa in unità naturali: m = 1/r. Ad un allungamento della molla, conseguenza di un aumento della velocità vz, corrisponderà una diminuzione del suo raggio e quindi un aumento della massa.

Se chiamiamo re il raggio della molla “a riposo”\left(v_z = 0\right), è possibile scrivere il valore del raggio r al variare di v_z:

r = r_e \sqrt{1-\frac{v_z^2}{c^2}}

 e la relativa variazione di massa:

m = \frac {m_e} {\sqrt{1-\frac{v_z^2}{c^2}}}

Naturalmente, se si osserva l’elettrone ad una scala spaziale molto più grande della sua lunghezza d’onda di Compton e ad una scala temporale molto superiore al brevissimo periodo (\approx 8.1 \cdot 10^{-21} sec.) della rotazione Zitterbewegung, per vz costante l’elettrone può essere approssimato ad una particella puntiforme, dotata di massa e carica, che si muove di moto uniforme lungo l’asse dell’elica.

___

Come possiamo delineare sinteticamente, utilizzando concetti semplici, la relazione tra le equazioni di Maxwell e il modello proposto?

L’algebra dello spazio-tempo utilizza una base ortogonale di quattro vettori unitari che obbediscono alle seguenti semplici regole:

\gamma_x^2 = \gamma_y^2 = \gamma_z^2 = -\gamma_t^2 = 1

\gamma_i\gamma_j = - \gamma_j\gamma_i \quad \forall \:\{i, j\}\: \in\: \{x, y, z, t\}\quad and \quad i \neq j

L’algebra così definita è isomorfa all’algebra delle matrici di Majorana. Definiamo adesso una generica funzione A = A\left(x,y,z,t\right)=\left(\gamma_xA_x, \gamma_yA_y, \gamma_zA_z, \gamma_tA_t \right) che associa ad ogni punto dello spazio-tempo un vettore con quattro valori  e uno speciale vettore \partial = \left(\gamma_x\partial_x, \gamma_y\partial_y, \gamma_z\partial_z, \gamma_t\partial_t\right), le cui componenti rappresentano le operazioni di derivazione lungo le quattro direzioni dello spazio-tempo.

Applicando l’operatore \partial al campo vettoriale A, si ottiene il “campo spinoriale” \gimel, ovvero una funzione che associa ad ogni punto dello spazio-tempo uno spinore, una particolare struttura matematica identificata da sette valori, corrispondenti ad un campo scalare S, caratterizzato da un singolo valore e da un campo “bivettoriale” F con sei valori distinti. Il numero sei corrisponde al numero dei possibili piani (“bivettori”) ortogonali dello spazio tempo: xy, xz, yz, xt, yt, zt.

\partial A = \gimel = S + F

Se A è il potenziale vettore a quattro componenti, i sei valori di F corrispondono ai tre valori (Ex, Ey, Ez) del campo elettrico ed ai tre valori del campo magnetico (Bx, By, Bz). Il campo S, definito da un singolo valore, è generalmente ignorato nella letteratura mainstream, nella quale viene molto spesso applicato il “gauge di Lorenz”, una operazione che, come già detto, consiste nell’assumere S = 0.

Applicando l’operatore \partial al campo \gimel e ponendo a zero il risultato,

\partial\gimel = \partial^2A = \partial S + \partial F = 0

si ottengono le equazioni di Maxwell riscritte in forma compatta, se si identificano le quattro derivate parziali ∂S del campo scalare S rispetto ai quattro assi dello spazio-tempo come le sorgenti  del campo elettromagnetico, ovvero i tre valori della densità di corrente J e il valore della densità di carica 𝛒. In accordo con il principio del rasoio di Occam, quindi, i concetti di carica e di corrente non sono introdotti ad hoc nel modello, bensì sono ricavati da una singola entità fondamentale, il potenziale vettore con quattro componenti. Se viene esplicitata, l’equazione \partial \gimel = 0 si traduce in un sistema di otto equazioni che legano fra loro le derivate dei sei valori del campo elettromagnetico F e le sorgenti.

.

James Clerk Maxwell e le sue famose equazioni.

___

Al di là della forma, quale differenza comporta dal punto di vista della fisica, questa particolare reinterpretazione delle equazioni di Maxwell?

Come già anticipato in una risposta precedente, questa riscrittura delle equazioni di Maxwell prevede l’esistenza di onde scalari e di cariche che si muovono alla velocità della luce. Le relative equazioni sono particolarmente semplici:

\partial^2 S = 0

\partial^2 \rho = 0

___

Esiste una relazione tra l’equazione di Dirac e il modello proposto?

Per m = 0 l’equazione di Dirac

\left(i\partial - m\right)\psi = 0

diventa l’equazione di Weyl:

\partial\psi = 0

una espressione molto simile all’equazione \partial \gimel = 0, se riscritta usando il formalismo dell’algebra dello spazio-tempo. La soluzione di queste equazioni è un campo di “spinori”. Lo spinore è una struttura matematica che presenta alcune analogie con i numeri complessi. Come è noto, un numero complesso z=\exp(i\theta) di modulo unitario e con argomento \theta codifica una generica rotazione di \theta radianti. Nell’algebra dello spazio-tempo, il prodotto γxγy  ha, come l’unità immaginaria i, il proprio quadrato negativo:

\left(\gamma_x\gamma_y\right)^2 = \gamma_x\gamma_y\gamma_x\gamma_y = -\gamma_x\gamma_y\gamma_y\gamma_x = -1

e l’espressione R_{xy} = \exp(\gamma_x\gamma_y\theta) rappresenta uno “spinore” particolarmente semplice in grado di codificare una rotazione nel piano xy. Il prodotto γzγt ha quadrato positivo (ricordiamo che \gamma_t^2 = -1) :

\left(\gamma_z\gamma_t\right)^2 = \gamma_z\gamma_t\gamma_z\gamma_t = -\gamma_z\gamma_t\gamma_t\gamma_z = 1

in questo caso lo “spinore”  R_{zt} = \exp(\gamma_z\gamma_t\phi) implementa una rotazione iperbolica nel piano zt. Semplificando, il prodotto (non commutativo) dei due “spinori” permette di codificare la traiettoria elicoidale della carica dell’elettrone se si pone \theta = \omega_et e \phi = \tanh^{-1}(v_z/c).

___

Il nuovo modello proposto in cosa differisce da quello di Hestenes?

Nel modello di Hestenes la carica è puntiforme. Nei suoi lavori più recenti, inoltre, il raggio dell’orbita Zitterbewegung è uguale alla metà della lunghezza d’onda di Compton ridotta dell’elettrone. Infine, nel modello di Hestenes all’aumentare della velocità dell’elettrone la velocità angolare della carica diminuisce come conseguenza della dilatazione relativistica del tempo. Questo punto, in particolare, non è compatibile con il modello proposto nei due paper del Vol. 25 del JCMNS, dove il valore della massa, del raggio dell’orbita e della frequenza della rotazione Zitterbewegung, il valore della corrente e del potenziale vettore associati al moto della carica sono strettamente correlati. La correlazione tra questi parametri impone una contrazione relativistica del raggio, un aumento della velocità angolare istantanea ω = c/r e l’invarianza della velocità angolare ωe nel piano xy ortogonale alla direzione del moto.

.

Il professor David Orlin Hestenes (a sinistra), in un’intervista TV.

___

Quali risultati sperimentali potrebbero essere interpretati utilizzando questo particolare modello dell’elettrone?

Una serie di esperimenti compiuti negli ultimi dieci anni dal professore Leif Holmlid (Università di Gothenburg) hanno provato l’esistenza di una forma molto compatta di deuterio. Partendo dal valore dell’energia cinetica (circa 630 eV) dei nuclei emessi in alcuni esperimenti, compiuti irraggiando con un piccolo laser questa particolare forma di deuterio ultradenso, viene calcolata una distanza  tra nuclei di deuterio di circa 2.3 \cdot 10^{-12} m, un valore molto più piccolo della distanza di  circa 74 \cdot 10^{-12} m che separa i nuclei di una normale molecola di deuterio. È possibile avanzare una ipotesi sulla struttura dell’idrogeno (o deuterio) ultradenso partendo dai modelli Zitterbewegung dell’elettrone e del protone. Il protone può essere visto come un anello di corrente generato da una carica elementare positiva che si muove alla velocità della luce lungo una circonferenza la cui lunghezza è uguale alla lunghezza d’onda di Compton del protone\left(\lambda_p \approx 1.3 \cdot 10^{-15} m\right). Il protone sarebbe quindi, secondo questa ipotesi, molto più piccolo dell’elettrone, essendo il rapporto tra i raggi dei due anelli di corrente uguale all’inverso del rapporto delle loro masse:r_e/r_p = m_p/m_e \approx 1836. Una ipotetica struttura (Z-Idrino o Zitterbewegung Idrino) formata da un elettrone con al centro un protone (o un nucleo di deuterio) avrebbe una energia potenziale di -q^2/r_e \approx -3.7 keV, un valore corrispondente all’energia di un fotone nella gamma dei raggi X con una lunghezza d’onda di circa 3.3 \cdot 10^{-10} m. La distanza tra i nuclei di deuterio nell’esperimento di Holmlid potrebbe essere spiegata da un aggregato di queste strutture. In questi ipotetici aggregati, le fasi Zitterbewegung di due elettroni vicini differiscono di \pi radianti e la distanza d_c  tra le cariche dei due elettroni è uguale alla distanza percorsa dalla luce in un tempo uguale al periodo T di rotazione: d_c = cT =  \lambda_c \approx 2.42 \cdot 10^{-12} m.. In questo caso la distanza tra i nuclei può essere ricavata applicando il teorema di Pitagora:

d_i = \sqrt{\lambda_c^2 - \lambda_c^2/\pi^2} \approx 2.3 \cdot 10^{-12} m

.

Il modello proposto per l’idrogeno ultradenso.

È importante ricordare brevemente, a questo punto, l’interessante lavoro di Jan Naudts, “On the hydrino state of the relativistic hydrogen atom”, dove l’autore applicando l’equazione di Klein-Gordon all’atomo di idrogeno trova (eq. 16) un livello energetico E_0 \approx m_ec^2\alpha \approx 3.7 keV.

Nell’esperimento di Iwamura è stata osservata la trasmutazione nucleare a bassa energia di elementi depositati su un sistema formato da strati sottili alternati di palladio (Pd) e ossido di calcio (CaO). La trasmutazione avviene quando il sistema viene attraversato da un flusso di deuterio. Lo strato di CaO, indispensabile per la trasmutazione, dista centinaia di strati atomici dalla zona vicino la superficie dove vengono depositati o impiantati gli atomi da trasmutare. Occorre quindi necessariamente trovare un meccanismo che spieghi l’azione a distanza e il ruolo del CaO nonché il superamento della barriera coulombiana da parte dei nuclei di deuterio. Una interessante ipotesi potrebbe derivare dal considerare fondamentale la formazione di deuterio ultra-denso (UDD) in corrispondenza dell’interfaccia tra ossido di calcio e palladio, una zona in cui la elevata differenza di funzione lavoro tra Pd e CaO favorisce la formazione di un strato con una alta densità di elettroni (SEL, Swimming Electron Layer). Il deuterio ultra-denso potrebbe successivamente migrare nella zona dove sono presenti gli atomi da trasmutare. Tale ipotesi appare più realistica dell’ipotesi della formazione di di-neutroni (coppie di neutroni), conseguenza di una ipotetica cattura nucleare dell’elettrone, considerando l’elevata differenza di massa tra un neutrone e la somma delle masse del protone e dell’elettrone. Aggregati di deuterio ultra-denso, non avendo carica, sarebbero quindi – secondo questa ipotesi – i probabili responsabili della trasmutazione del Cs in Pr e dello Sr in Mo. Utilizzando la notazione di Holmlid “D(0)” per indicare “atomi” di deuterio ultra-denso, la reazione ipotizzata per la  trasmutazione del cesio in praseodimio nell’esperimento di Iwamura sarebbe molto semplice:

^{133}_{55}Cs + 4D(0)\:\rightarrow \:^{141}_{59}Pr + 4e

In questo contesto, gli elettroni avrebbero il preciso ruolo di vettori di nuclei di deuterio all’interno del nucleo da trasmutare.

  .

Il professor Leif Holmlid (a sinistra) e Yasuhiro Iwamura (Università di Tohoku).

Sembrerebbe che un importante ruolo degli elettroni nelle reazioni nucleari a bassa energia sia stato proposto anche da Gullström e Rossi nell’ultimo lavoro teorico Nucleon polarizability and long range strong force from σI=2 meson exchange potential” (grassetto aggiunto):

“A less probable alternative to the long range potential is if the e-N coupling in the special EM field environment would create a strong enough binding to compare an electron with a full nuclide. In this hypothesis, no constraints on the target nuclide are set, and nucleon transition to excited states in the target nuclide should be possible. In other words these two views deals with the electrons role, one is as a carrier of the nucleon and the other is as a trigger for a long range potential of the nucleon”.

 ___

Gli aggregati di idrogeno o deuterio ultra-denso potrebbero quindi essere la causa di  reazioni nucleari che coinvolgono più di due nuclei e considerate attualmente impossibili o altamente improbabili?

Non possiamo dirlo con certezza, ma se confermate sarebbe difficile trovare spiegazioni alternative per tali reazioni. Interessante ricordare come, già negli anni ‘90, nel brevetto US5411654 di Brian Ahern si fa rifermento a reazioni nucleari “many-body”, cioè a molti corpi:

“Condensed matter systems in which the deuteron nuclei motions are synchronized to such a high degree are expected to generally tend toward conditions that favor 3- and 4-body strong force interactions. Such many-bodied, cooperative oscillations permit 3 nuclei to be confined in, or close to, the strong force envelope simultaneously, providing a corresponding increase in interaction potential. Prediction of reaction by-products of 3- and 4-body strong force interactions are beyond current understanding. High energy scattering experiments are of no predictive use, owing to the immeasurably low probability of even a 3-body interaction.”.

Per inciso, il brevetto in questione tratta anche altri temi di fondamentale importanza come, ad esempio, la localizzazione dell’energia nei sistemi nano-strutturati.

 ___

Qual è la principale differenza tra questo modello di idrogeno ultradenso e l’idrino di Randell L. Mills?

Nella teoria di Mills, l’equazione per la densità di carica 𝛒 prevede l’esistenza di cariche che si spostano a velocità v < c, mentre il modello proposto dagli Autori impone esclusivamente, come già detto, l’esistenza di cariche che si spostano alla velocità della luce. La teoria di Mills prevede, inoltre, la possibilità di diversi livelli energetici per l’atomo di idrogeno al di sotto del livello fondamentale comunemente accettato.

___

Possiamo citare altri risultati sperimentali che suggeriscono l’ipotesi dell’esistenza di forme compatte di idrogeno ?

Negli anni ‘60, nel tentativo di dimostrare l’ipotesi secondo la quale il neutrone è una forma compressa di idrogeno, Don Carlo Borghi ha realizzato un esperimento in cui idrogeno parzialmente ionizzato veniva attraversato da microonde a 10 GHz generate da un Klystron. L’esperimento sembrava verificare la possibilità di sintetizzare neutroni partendo da protoni ed elettroni. La massa-energia mancante per un corretto bilanciamento della reazione p + e \rightarrow n rende però poco plausibile l’ipotesi di una reale sintesi di neutroni: più probabile, anche se non ancora dimostrata, la possibilità di formazione di idrogeno ultra-denso: p + e \rightarrow H(0).

-oOo-

In conclusione, vorrei segnalare la possibilità, per chi volesse approfondire gli argomenti trattati o volesse chiarimenti a riguardo, di porre delle domande e di commentare sul mio blog.

Un sincero ringraziamento a Mario Menichella ed a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo post.

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Il 19 di dicembre ho partecipato a Roma, presso la sede dell’ENEA, al seminario organizzato dalla Commissione Ricerca e Reattori Innovativi dell’Area Nucleare sul tema delle LENR, reazioni nucleari a bassa energia (Low Energy Nuclear Reactions).

Si è trattato di un incontro tecnico che ha visto un notevole successo di pubblico e la presenza di alcuni ricercatori attivi in questo campo che, come dimostra l’E-CAT di Andrea Rossi, potrebbe avere sviluppi interessantissimi dal punto di vista industriale contribuendo all’avvento di una vera e propria “rivoluzione energetica”.

La relazione principale è stata presentata dall’Ing. Vittorio Violante, che ha spiegato mostrando grafici e diagrammi come dal suo punto di vista le LENR siano una realtà, riferendosi però alle reazioni Deuterio – Palladio. Ad una precisa domanda rivolta da una persona del pubblico se lui conoscesse il lavoro di Andrea Rossi l’Ing. Violante ha risposto – a mio avviso in modo sorprendente – di non saperne nulla.

All’evento, trasmesso in diretta straming, ha partecipato come ospite l’Onorevole e ingegnere ambientale Davide Crippa (accanto a me nella foto qui a destra), del gruppo Parlamentare dei Cinque Stelle, a dimostrazione di come lui ed il Movimento di cui fa parte siano molto attenti alle problematiche che hanno come tema lo sviluppo di tecnologie energetiche sostenibili.

Durante la pausa (che ha preceduto l’intevento del Prof. Alberto Carpinteri) ho avuto con lui uno scambio di opinioni e apprezzato il “sano scetticismo” di chi si avvicina a settori di ricerca che non hanno ancora avuto l’avvallo della comunità scientifica mainstream.

Purtroppo c’è invece chi, per spirito di bastian contrario o peggio per interessi personali, continua ancora oggi nonostante gli eventi accaduti a ritenere le LENR junk science e Andrea Rossi poco credibile, come testimoniano certe dichiarazioni che è possibile reperire sul web.

Trovo comunque significativo il fatto che un ente di ricerca con un glorioso passato come l’ENEA abbia messo a disposizione i locali della sua sede centrale dove si organizzano congressi, convegni e workshop a carattere nazionale e internazionale.

Una slide della presentazione dell’Ing. Alberto Taglioni (Presidente Commissione Ingegneria Nucleare dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma).

Forse qualcosa si sta veramente muovendo anche in Italia e magari, anche se al grande pubblico non è ancora giunta quasi nessuna informazione, agli organi Istituzionali cominciano ad affluire “segnali” da prendere seriamente in considerazione.

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sigma5Mentre negli Stati Uniti prosegue la causa promossa da Andrea Rossi (Leonardo Corporation) contro Industrial Heat – accusata di inadempienza contrattuale per non aver versato la somma di 89 milioni di euro al termine del test di 1 anno dell’E-Cat – e lo sviluppo del nuovo reattore “Quark X” viaggia verso “5 Sigma”, in Italia continua a crescere l’interesse per le LENR, le reazioni nucleari a bassa energia capaci di generare, nel caso del reattore di Rossi, energia termica in modo pulito e privo di radiazioni nocive.

Non a caso, lunedì 19 dicembre la Commissione Ricerca e Reattori Innovativi dell’Area Nucleare, istituita presso l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, in collaborazione con l’ENEA (già Ente Nazionale per le Energie Alternative), propone ai propri iscritti un seminario informativo gratuito sul tema delle Reazioni Nucleari a Bassa Energia, nell’ambito del ciclo di conferenze a carattere tecnimage28ico-scientifico e culturale “Historia Magistra Vitae”. Vedi qui.

Mi auguro che durante questo convegno si parli anche del ruolo fondamentale giocato da Andrea Rossi in questo settore, dato che proprio l’invenzione del suo reattore con potenziali applicazioni commerciali ha riacceso di nuovo, negli ultimi anni, l’interesse mediatico per un filone di ricerca che, dopo il famoso annuncio del 1989 di fusione fredda da parte di Fleischmann e Pons, la comunità scientifica ha deliberatamente denigrato ed emarginato.

Trovo inoltre veramente interessante che il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) – importante società quotata in Borsa e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in quanto eroga gli incentivi statali per le energie rinnovabili – abbia pubblicato sul numero di Agosto-Novembre 2016 della sua rivista “Elementi” un articolo intitolato “La fusione Fredda. Da fantascienza a Realtà?”, nel quale Andrea Rossi fornisce in un’intervista interessanti informazioni sull’E-Cat: ad es. il COP massimo, gli ingredienti usati ed i prodotti delle reazioni. Lo trovi qui (pagg. 68-70).

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A. Rossi intervistato dal magazine del GSE, società controllata dal Ministero dell’Economia.

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Ho deciso di pubblicare un interessante documento del quale sono venuta in possesso un po’ di tempo fa, e commissionato dal management di un’importante S.p.A. italiana molto attiva nel campo delle energie rinnovabili, che – sebbene “vecchio” di due anni e quindi non aggiornato con gli ultimi e ancor più promettenti sviluppi – attesta il crescente interesse per le LENR da parte di chi vede in questo nuovo modo di produrre energia una grande opportunità di business.

Significativi a tale riguardo sono la pcover_docrima pagina ed il titolo del documento, di cui potete vedere di seguito ed in dettaglio l’indice e alcuni stralci significativi.

Quindi, mentre ancora qualcuno continua a ritenere Andrea Rossi un visionario – o, peggio, un abile truffatore – c’è chi comunque, spesso dietro le quinte, lavora alacremente e senza troppa “pubblicità” per cercare di replicare l’E-Cat ed i risultati raggiunti dall’inventore italiano.

Credo, come ho già affermato nel post precedente, che nei prossimi mesi (anche in ragione degli sviluppi della causa in corso negli USA fra la Leonardo Corporation ed Industrial Heat), assisteremo ad ulteriori interessanti novità. Ed anch’io ho in serbo una sorpresa della quale, se tutto procederà per il verso giusto, vi metterò presto al corrente.

Per concludere questo mio post, il primo dopo la pausa estiva, colgo l’occasione per salutare tutti i gentili lettori del mio blog. Restate sintonizzati!

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Mentre qui in Italia il Governo “latita” sull’argomento LENR e sulla tecnologia alla base dell’E-Cat, negli Stati Uniti il Congresso sembra prendere molto seriamente in considerazione le LENR, come potete verificare da quanto scritto su questo documento di alto livello:

s879

 

s756

Visto l’interesse crescente per questa tecnologia potenzialmente rivoluzionaria mostrato anche da importanti gruppi industriali italiani (come si evince da un documento di cui sono recentemente venuta in possesso), è probabile che ne vedremo delle belle nei prossimi mesi e anni.

Nel frattempo vi saluto in vista della pausa estiva… Ad maiora!

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